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Stefano Panozzo

Poesia pubblicata il 21/01/2019 | 456 letture

Ordunque io son qui 
e attendo invano vivendo senza pretese 
storie senza domani, storie tese. 
E conto le ore corte, 
come la coperta che non vorrei 
ma stringe,
ad ogni lacrima che infeltrisce 
e diviene scampolo 
come un fiore senza cura 
prima curva e poi appassisce. 
Orsono, son gli anni che ho smesso le vesti 
che non si curano di esser come le aggrada la vita, 
che serve a cosa?
non son piu di moda e lasci stare,
non mostrarti per cio che non sei, 
ebbro del tempo e non di meno della tua condizione. 
Senza parlare delle tante parole spese, 
cercando di farne una canzone, 
(che detto tra noi, non sei capace), 
senza aver di meglio che dare addosso 
a chi non beve la tua ragione 
e per non saper parlarti tace. 
E la luna piange schegge di cristallo, 
che fanno ornamento alle stelle,
si ma ,
quanto sono piu lontane e distanti quelle, 
cercando in ogni riflesso il bimbo che ero, 
sfregiato nella realta, 
di un adulto, in pezzi,
che riflette mille volte in uno specchio, 
quel riflesso che tagliente, 
fa di tutto nel cercarti prima che si renda conscio,
che nessun sentimento vale, 
se quel che calpesti un poco concio,
è il riflesso di qualcosa per il quale, 
hai creduto fosse merce e rinunciare
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Stefano Panozzo

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