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Lamento pietas e vita

Introspezione

Guido Buono

Poesia pubblicata il 10/09/2018 | 28 letture

Abbracciammo il tronco di un faggio secolare
muti e sospesi
nel sottobosco di foglie marcite
a percepir un suo battito,
un suo brusio.
In cinque non chiudevamo l’abbraccio.
Sui licheni ospiti e nelle fenditure
il frenetico andirivieni
delle formiche,
operoso.
Sulla cima dell’albero
possente
a scrutar l’orizzonte
una poiana.
Ora aggrediamo il vecchio faggio
al volger del suo tramonto.
Spiaccichiamo insetti molesti,
zanzare, mosche e moscerini,
umidi biancastri innocui gechi
e, invadenti, innumerevoli punti rossastri,
ragnetti venuti da chissà dove,
frenetici sui terrazzi, sugli embrici e sulle ringhiere,
Nessun lamento?
Nessuna pietas!
Indifferenti siamo
al dolore non reclamato.
Ci sgomenta la morte degli esseri tutti
che non hanno voce.
Ci sgomenta l’idea che quella morte
non aggiunga o tolga nulla al reale.
Leghiamo scioccamente al lamento
il ristretto concetto di vita.
Potremmo essere come scarti
gettati in mare,
mutilati e senza voce
senza più un lamento,
agonizzanti, essere abbandonati
sulla riva di un fiume ruandese
e lasciare indifferente il mondo?

Nota dell'autore:

«Mi sgomenta l’idea che la morte di un insetto, un moscerino insignificante, non aggiunga o tolga nulla al reale.»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Guido Buono

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