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L'esattore di sciocchezze

Spirituali

Filippo Di Lella

Poesia pubblicata il 23/03/2017 | 482 letture

Madre,
madre mia, perdono!
Se tu conoscessi tuo figlio...
Se tu riuscissi a vedere
un lampo di sole nella giornata più estiva,
se tu potessi distinguere gli spettri nella nebbia,
se tu, madre,
capissi i miei disegni, i miei incubi di terrore cieco,
madre, madre!
Madre, perdono!
Distingueresti sulla tela del giorno
i disegni,
le bozze non- nate
e la forza aberrante dei miei sogni vivi,
madre,
discetteresti con me i valore dei segni,
converresti nella condanna che mi si impone
del non poter vedere i gusti,
del non poter afferrare i colori,
del non poter gustare i colori,
del non saper colorare i gusti
e di vivere.
Vivere, madre,
vivere è terrore e confusione
e gabbie di sospetti e porti lontani,
lamponi verdi,
lampioni diroccati
e caseggiati da cui colan cascate di tempo,
pozzanghere di rabbia
e bottiglie nascoste sotto i tavoli così,
come per difetto ed ignoranza,
a non doverti troppo oltraggio:
vanità!
Madre,
madre credo che...
Madre, mi odieresti per i miei peccati,
madre, madre, madre:
perdono!
Perdono per il padre!
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Filippo Di Lella

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