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Arrivederci

Riflessioni

Alma Gjini

Poesia pubblicata il 15/05/2012 | 2339 letture

L'immobilità del tuo corpo senza vita,
torce l'anima, a brandelli fa il cuore.

Impietriti i sensi,
come bocche imbavagliate,
con raffiche di pioggia e sole incollate,
schiacciano, come la sabbia, sabbiosi desideri
con ombre di oscuri e inutili pensieri.

In un presagio di assenza e solitudine
traspare quell'esistere come un ignoto vivere,
l'afonia del pianto grumi di sogni porta,
seppellendoli in un cassetto,
mentre l'incertezza scorre nelle vene e divora.

Il tempo rincorre, senza raggiungere,
ricordi di giorni di sole, e mai estinti.

Il giorno stride nel risvegliare il sole
e scacciare l'ombra che trafigge queste notti.

Allo sciogliere in lacrime, il silenzio fa da padrone,
parlando in sequenze logiche che assordano la mente,
in graffi rabbiosi oramai viaggianti verso squarci d'anime
come un inverno gelido e arido.

Il cuore si dimena, sazio di dolore,
mentre scruta silenziosamente
la tortura dei giorni che verranno; senza di te.

Protagonista nel soffrirle, comparsa nel viverli,
la tua aureola da contorno alla mia anima più non fa,
vivendo le stesse percezioni d'amore
con un tuo respirarti che forza più non ha.

Ha radici profonde la quiete tormentata
di cui l'immagine si riversa su di me.
Non ha più occhi, labbra, tanto meno un viso,
somiglia sempre più al mio dolore.

Sgomenta tra vortici e ricordi del passato,
rimpiango anche le discordie che male non fanno più,
con lo sguardo stanco che nulla scorge
ti poso sulla pelle fredda, timidamente una rosa dischiusa
e solo due parole, il mio ultimo saluto...

Arrivederci papà...

Nota dell'autore:

«Scritta 26 aprile 2012, il giorno dopo il funerale di mio padre. I sentimenti connessi alla perdita di una persona che amiamo sono un miscuglio di dolorose emozioni, di pena, rabbia, rimpianto, vuoto che ci travolgono come ondate e ci lasciano sopraffatti. Capita di provare tanta rabbia nel pensare che ciò che ci sia accaduto sia ingiusto e sbagliato, ma dopo che la rabbia comincia a scemare non ci rimane che il voler salvare il salvabile e cercare di andare avanti con il bello di ciò che vivremo e la tristezza di quello che non potremo più. il titolo è Arrivederci Papà!»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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