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Inno all'Amore Eterno e Puro

Spirituali

Massimiliano Zaino

Poesia pubblicata il 16/10/2009 | 1944 letture

Oh Amore, sublime Amore del Cielo,
Foco invitto, Fiamma per sempre accesa,
Spiro etesio che ci copre d'un velo,
eterea Luce che mai sarà lesa,
quanti divini e fulminei stridori
emani dal tuo Corpo che mai morrà
sotto l'indice rio degli oppressori,
e sopra colui che per sempre amerà.
Oh Amore, Calmante de'pargoletti,
Miele dell'api ch'amano la rosa,
invisibile Nido de'augelletti,
albo Vestuto della casta sposa,
il nettare che sgorga dalle vene
che per sempre ti lasceranno in vita
è la sol fonte delle nostre lene...
è la sorgente d'una divina aita.
Oh Amore! Soltanto tu sei nel mondo
quel Miracolo che, senza vergogna,
ai rei concedi il Perdono giocondo
giacché quell'Ordine prestabilito
non può l'inesorabile rampogna...
non può l'accusator e furente dito,
no, non puote nuovamente restaurar.
Oh Amore! Nelle tue braccia còcenti
trovano asilo gli oppressi... gli schiavi,
i parenti e i figli ognor piangenti,
e color che lungi dai suol degli avi
dal rio Destino son costretti a fugar.
Oh Amore! Pel tuo spiro fresco e puro
volano le variopinte farfalle,
e gli usignoli stanchi dell'oscuro;
e giunge tra tinte rossicce e gialle
un nuovo Sol che nuova alba vuol nunziar.
Oh Amore! Oh sublime e impavido Amore,
roseo Fiore di pesco dai bei rami,
rosso Ciliegio colmo di sapore,
cara Violetta dai dolci ricami,
quanta grazia il tuo petto sempre irrora,
e quanta virtude il tuo caldo Lume
nobile ci infonde e ci inspira ognora
sotto l'ale clementi del pio Nume
che là felice sempre ci sta a guardar.
Amore! Marmorea e fresca Fontana
che nòtanti nell'acque le ninfe accoglie,
vitale e delicata Aura sì arcana
che i fior sa rendere alle terre spoglie,
Radice profonda della betulla,
pio Salce che piangendo ci carezza,
pudica, leggiadra e giovin Fanciulla
che tutti i cori sa empir di dolcezza,
quanto eguali e fors'anche divini
rendi col dolce fascino i mortali
che al di là de'grandi fiumi e de'crini
teco baciano del Sole gli strali
che bramano per essi sempre brillar.
Amore! Aquila che vola nel Cielo
mostrando ai cori l'affilato artiglio,
nuziale, festoso e sereno Velo
che candido rimembra il soave giglio,
quanto frali dinnanzi al tuo sembiante
son pure le crude Norne affamate,
e desiose con crudeltà baldante
di tagliar le tele troppo adorate
che un dì infame anche i Numi segneranno,
e senza udir pietade li vorranno
nella trista morte per sempre gettar.
Freija! Oh Freija, fortunata e felice Diva,
Tu l'Amore lo culli al tuo bel seno,
e lo pasci della linfa giuliva
che mai sarà a Lui e a noi crudo veleno.
Freija! Oh Freija, mito esistente d'Amore,
Volto che inebria i guardi innamorati,
potesse dell'Umanità il bel core
udire i tuoi spiri soavi... estasiati!...
Potessero gli uomini esser fratelli,
essere amici, esser sposi fedeli,
e scordar i guerrieri e rii mantelli
che tanto ancor fanno adirar i Cieli!...
Potesse la spada cangiare in sorriso,
e amare per sempre più che ferire!...
Potesse del mondo il gemente viso
volar contra il Tramonto... e poi morire!...
Freija! Allora dal tuo Amore vittorioso
qual arcobaleno poscia la saetta,
scenderebbe un bel Lume portentoso
a renderci la vita gaudia e retta;
e invece del fragore della guerra
s'udirebbe del Bacio la dolcezza,
mentre per ogni mar, per ogni terra
soltanto l'aura d'Amore pia olezza.
Freija! L'Umanità sarebbe allor beata:
i pargoli al fianco de'lor parenti,
l'amato al dolce fianco dell'amata,
e i popoli liberi dai possenti.
Oh Amore, Nume de'Numi celesti,
Rege de'regi mortali e terreni,
colui che ti scagliò accenti funesti,
no, non vedrà questi tempi sereni.
Oh Amore, che mai desiri il diniego
tanto sei buono, e sovrano portente,
colui ch'ignorò il tuo cenno, il tuo prego
mai pascerà d'una vita ridente.
Amore! Figlio del Sole brillante,
e dell'astrifiammanti... etesie Stelle,
fratello del Pargolo giubilante
e di tante vergini Damigelle,
padre della calda e docile Pace
che sempre speriamo e sempre ci piace,
genitor della giocosa Libertà
ch'ognor alle genti mostra la Verità,
quanto sorridente sarebbe il mondo
se non ci fosse dell'Odio l'impronta,
e regnasse sempre gaudio e giocondo
quel tuo spirto che non conosce l'onta.
Oh Amore, dell'uomo il tempo è venuto
di scagliarsi nel tuo focoso petto,
ed in un universo mai veduto
di pascersi d'un eterno Diletto.
Amore, non più! Tu sei l'Assoluto,
l'Intero mai finito che ci regna,
e che da sempre i nostri cori segna.
Amore, sei l'Infinito... sei il Tutto
che vince la guerra, la morte e il lutto.
E per te, oh Amore, l'intera Umanità
alla tua Reggia un dì forse ascenderà.
Ivi saranno allora bei sorrisi
colmi d'eterea e santa inspirazione;
e felici si mostreranno i visi
nell'impeto della somma Passione.
Ivi saranno allor trionfanti canti
che al Santo Amore volgono saluti;
e i mortali saranno giubilanti
sopra l'orbe malato de'perduti.
Gloria all'Amore, Sentier delle genti,
Speme invitta di Libertà brillante!...
Gloria all'Amore, Insieme d'astri ardenti,
Volontà eterna di Pace costante!...
Gloria all'Amore, Fiore benedetto,
Luna candida e soave nella notte!...
Gloria all'Amore, Volto di diletto,
Nettare che dolcezze dona a frotte!...
Il viandante che nelle tenebre rie
si ritrova sperduto i passi a menar
mentre il ciglio dinnanzi alle tetre vie
sul retto sentier si mette a dubitar,
men duro avrà l'oneroso cammino
se in lui sempre brillerà lo stridore
di quel nostro miracolo divino
che ovunque e per sempre si noma Amore.
Gloria all'Amore, impavida Lucerna,
Rege delle faci più luminose!...
Gloria all'Amore, dolce Fiamma eterna,
Sire delle fiaccole più focose!...
L'oppresso che sotto i malvagi torti
degl'infami che detengono il trono
dee obbedir oppur finire tra i morti
ché sopra il suo capo sen gìa un tòno,
men crudo riterrà il vivere oppresso
se una fiamma d'Amore sempre intensa
a consolar il suo spirto depresso
ognor verrà a brillar di Luce immensa...
d'una Luce che dal fondo gli grida-
Tu, Uomo che ami Patria, Prole e Consorte,
contra la terribile gente infida
imbraccia l'arme a costo pur di Morte.
Su! Libera te istesso... i tuoi Fratelli,
e contra regi e preti inizia a ruggir.
Lassù, al di là del volo degli augelli,
sta il Fato di chi per altri è pronto a morir-.
Gloria all'Amore, Morte de'malvagi,
Folgore in mano ai Popoli risorti!...
Gloria all'Amore, Fine de'disagi,
Grande Possanza e Lena degli insorti!...
Uomini! Popoli! Forza tornate
al cospetto regale dell'Amore;
e umili, sapienti e giusti avverate
le dolcezze inconsce d'ogni core.
Non fate che colui che per ricchezza,
per avidità di possanza altera,
tradì dell'Amore la santa Ebbrezza
sul tristo ed oscuro far della Sera,
trionfi pur sull'Universo intero
ove s'aggira l'ombra dell'Anello
che avvolto da un manto crudele e nero
già fè ogni suo padrone crudo e fello!...
Non fate che le vostre pie dimore
ch'ognor s'apron colla vostra Volontà
ceder possano al tremendo furore
dell'odiosa e baldante malvagità!...
Non fate che quell'intero Universo
che vive in voi e risplende tra le stelle
necessario Conflitto tra il Diverso
sia pensato dalle menti rubelle!...
Uomini! E'giunto il Tempo d'amare...
l'istante ridente che uguali non ha
di dischiudere i cori e di baciare
ovunque l'Amore vola, corre e va!...
Uomini! Già tra voi un'alba novella
d'un novello Sole caldo e còcente...
d'una nuova e maravigliosa Stella
dal corpo dolce, felice e lucente
risorgendo tra l'Arcobaleno sta;
e va volando al regno dell'Eterno
laddove lungi dal duol, dallo scherno
per sempre rosea e ridente brillerà.
Qual stupenda Luce! Qual bella Tinta!
Pare una rosa soave e variopinta!...
Addio, Odio corruttore de'Mortali,
distruttore orrendo delle Nazioni!
Addio, Odio oscura fontana de'mali,
malvagio assassino delle Passioni!...
Addio, condannato Mondo d'Orrore!
Sulle tue ceneri s'erge l'Amore,
Gioia di vivere, Gaudio di morir,
Foco nella veglia, Sogno nel dormir.
Allora tra il Gaudio, il Lume e il Sorriso
il Mondo si cangerà in Paradiso;
e nessun core più gemerà infranto
in siffatto Loco focoso e Santo
ché morto per sempre il tremendo Male
brillerà ognor della Bontà lo Strale.
Uomini! Anche se esser cantato non puote
or dell'Amore avete udito le Note.
Ascoltatele! Sì... Ascoltatele!...
E da questo istante in poi avveratele!
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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